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In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (23 marzo), è stato ufficialmente istituito il Premio Lambrogino presso la Casa di Quartiere Parea, nel quartiere Ponte Lambro di Milano. L’iniziativa, promossa da Contratti di Fiume, ERSAF Lombardia e dal Comune di Milano, è stata presentata alla comunità locale e alle istituzioni, alle quali è affidata la prosecuzione e valorizzazione del premio nelle future edizioni.
Il Premio Lambrogino si configura quale eredità duratura del progetto PALIMPSEST per i territori del fiume Lambro (https://www.palimpsest-project.eu/portfolio-items/milan/) , con l’obiettivo di promuovere, consolidare e diffondere pratiche condivise di cura e gestione del territorio.
Alla prima edizione del bando hanno partecipato 19 iniziative, espressione di una significativa pluralità di azioni dedicate alla tutela e alla valorizzazione del fiume Lambro, differenziate per scala, impatto e soggetti coinvolti.
Oltre al “Premio Lambrogino” - assegnato al progetto “Riqualificazione delle anse del fiume Lambro e costruzione di aule didattiche a San Donato Milanese”, realizzato dal Comune di San Donato Milanese e WWF Sud Milano - , tra i vari riconoscimenti è stato conferito un “Encomio” all’ Ufficio Operativo AIPo di Milano, per il progetto finalizzato al ripristino delle aree di espansione del corso d’acqua e alla riqualificazione degli ambienti fluviali mediante interventi strategici. La proposta di candidatura, trasmessa dal Dirigente Ing. Marco La Veglia, RUP e ideatore dell’intervento, con la collaborazione del Funzionario Tecnico Geom. Stanislao Moccia, che si è occupato della progettazione di dettaglio e della realizzazione, e l'Ing.Sabrina Canali in qualità Responsabile dell'ufficio Operativo di Milano, è stata sintetizzata nel titolo: “Acquisto e demolizione di fabbricati per ridare spazio al Lambro”.
L'azione proposta da AIPo - riguardante un’area posta nel comune di Cologno Monzese nei pressi di viale Europa e a lato della tangenziale - rappresenta una significativa inversione di tendenza, attraverso la quale si intende recuperare spazio al fiume demolendo dei fabbricati siti in aree perifluviali a rischio. Con questa attività si raggiunge il duplice scopo di ricostituire aree di espansione libera della corrente e di riqualificare le aree di pertinenza fluviale, con un recupero di parte dell’area alla funzionalità idraulica golenale e conseguenti benefici sul piano della riduzione del rischio idraulico, e importanti possibilità di recupero naturalistico/fruitivo di questa porzione del corso del Lambro. È del tutto evidente, infatti, che la soluzione di continuità rappresentata dalla presenza di aree di proprietà privata, recintate e sbarrate, intercalate con quelle pubbliche o con quelle a pubblico utilizzo, rappresenta un ostacolo, anche fisico, a considerare il Lambro come entità unica, e che la connessione nord-sud è la base per la creazione di un corridoio naturale di valenza significativa per la sua rivitalizzazione in chiave ecologica.
Il progetto, finanziato da Regione Lombardia per un importo complessivo di 1,1 milioni e il cui termine dei lavori è previsto a fine giugno 2026, punta a recuperare più spazio per restituirlo al fiume, destinando aree oggi degradate e occupate da costruzioni incompatibili le normative sulla sicurezza idraulica. L’obiettivo è ridurre la pressione dell’uomo su un territorio già fragile, dove negli anni l’eccessiva urbanizzazione ha limitato la naturale capacità del fiume di scorrere. Nel caso del fiume Lambro, questi interventi — insieme a quelli previsti in futuro — aiuteranno a migliorare il deflusso dell’acqua e a ridurre il rischio di allagamenti, creando un equilibrio più sostenibile tra ambiente e attività umane.
Per Gianluca Comazzi , Assessore al Territorio e Sistemi verdi di Regione Lombardia nonché componente il Comitato di Indirizzo AIPo, “questo riconoscimento premia un intervento concreto che va nella direzione giusta: restituire spazio al fiume e aumentare la sicurezza di territori troppo a lungo messi sotto pressione. È la dimostrazione che tutela ambientale e prevenzione del rischio possono andare di pari passo. Come Regione Lombardia abbiamo sostenuto con convinzione questo progetto, che rappresenta un modello replicabile: meno consumo di suolo, più equilibrio tra uomo e natura e una visione moderna del territorio.”